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Il trucco di Faraz Jaka: perché lasciare una fiche dietro quando vai all-in?

Di johnwick13 marzo 2026
Il trucco di Faraz Jaka: perché lasciare una fiche dietro quando vai all-in?

Il trucco di Faraz Jaka: perché lasciare una fiche dietro quando vai ?

Immagina la scena. Torneo live, fase avanzata. L'aria è pesante, c'è odore di caffè freddo e tensione. Il tizio al posto 4, quello con gli occhiali a specchio e la felpa col cappuccio tirato su, decide che è il momento. Afferra la sua montagna di gettoni, la spinge oltre la linea ma, con un gesto teatrale e studiato, trattiene una singola, minuscola fiche azzurra da 100.

Sguardo di ghiaccio. Silenzio al tavolo.

Lui pensa di sembrare Phil Ivey. Agli occhi di un professionista, invece, sembra solo uno che ha guardato troppi video su YouTube senza capirci assolutamente nulla.

Perché lo fa? Nella maggior parte dei casi, per puro caso. Magari è preflop, magari è sul . Rallenta il gioco, costringe il dealer a fare conti inutili e, francamente, si rende ridicolo. Ma c'è un motivo se questa mossa è nata. Un motivo matematico, freddo e spietato, che Faraz Jaka ha recentemente sviscerato. E se sei uno studente di ScuolaZizi, è esattamente il tipo di dettaglio tecnico che separa chi gioca per hobby da chi gioca per profitto.

L'anatomia di un estremo

Jaka va dritto al punto: lasciare una fiche dietro ha senso solo in una situazione specifica. Sul . Quando stai per andare all-in. E, soprattutto, quando stai bluffando.

Mettiamo che tu sia arrivato all'ultima strada con il nulla cosmico. Hai in mano T9. Il board recita AK274. I tuoi progetti si sono schiantati contro un muro. Il piatto è enorme e l'unico modo che hai per vincerlo è sparare l'ultimo proiettile, mettendo a repentaglio la tua intera permanenza nel torneo.

Invece di annunciare "All-in", spingi tutto il tuo stack al centro, trattenendo quell'unico, insignificante gettone da 100.

Se l'avversario folda, incassi e nessuno fa domande. Ma se l'avversario snappa e gira AQ, il tuo torneo tecnicamente non è finito. Hai perso il pot, certo. Il tuo orgoglio è ammaccato. Ma hai ancora una sedia e un gettone.

A questo punto, la reazione tipica del giocatore amatoriale è una risata di scherno: "E cosa ci fai con 100 chips? Sei morto comunque".

Falso. Ed è qui che la matematica dei tornei moderni interviene a salvarti la vita.

La magia del

Entriamo nei numeri di Jaka. Immagina che i bui siano 500/1.000, con un Big Blind Ante di 1.000. Hai appena perso il sul e ti sei tenuto la tua fiche da 100.

La mano successiva il dealer mescola. Tu sei di turno e sei costretto a mettere i tuoi ultimi 100 al centro. Sei automatico. Ora, osserva la dinamica del piatto.

Chiunque voglia entrare nella mano deve pareggiare i tuoi 100. Ma c'è di più. Grazie alle regole del Big Blind Ante, tu sei idoneo a concorrere per quei 1.000 gettoni morti messi dal grande buio, anche se fisicamente non avevi le fiches per pagarli. Il regolamento prevede infatti che la priorità della tua puntata vada a coprire la scommessa attiva, dandoti diritto all'.

Risultato? Hai investito 100. Un paio di giocatori fanno call. Il piatto principale, quello che puoi effettivamente vincere, schizza magicamente a 1.200, 1.300 o magari 1.400 chips.

Stai rischiando 100 per vincerne 1.400. È un rapporto rischio/rendimento spaventoso. Se la sorte ti sorride e la tua mano spazzatura (diciamo un J4 che trova due coppie) regge allo , hai appena decuplicato il tuo stack. Sei tornato in partita. Non sei profondo, ma respiri. Hai di nuovo .

Tutto questo perché, una mano prima, hai avuto la lucidità di non lanciare via l'ultimo gettone in un bluff disperato.

Il lato oscuro della fiche solitaria

Attenzione, però. Jaka traccia una linea netta tra strategia e furbizia di bassa lega.

C'è un motivo se vedi giocatori fare questo giochino preflop, o sul , trattenendo una fiche quando sanno benissimo di essere già "pot-committed". Lo fanno per perdere tempo. Stanno stallando.

Siamo in zona bolla, o vicini a un salto di premio importante (). Trattenendo un gettone, costringono gli altri giocatori a un'azione formale. Devono farsi contare lo stack. L'avversario deve dichiarare il rilancio. Il dealer deve isolare le fiches. I secondi passano, i minuti scorrono, e magari su un altro tavolo un giocatore corto viene eliminato, regalando a chi sta stallando qualche centinaio di euro in più.

È etico? Jaka non si sbilancia troppo, preferisce lasciare al pubblico il giudizio morale. Noi di ScuolaZizi una posizione la prendiamo: è una mossa misera.

Il poker è un gioco di vantaggi marginali, è vero. Ma abusare delle procedure fisiche del tavolo per grattare via due minuti dal clock non ti rende un giocatore migliore. Ti rende solo un fastidio per l'ecosistema del tavolo. E soprattutto, focalizzarti su questi mezzucci ti distrae da ciò che conta davvero: prendere decisioni a valore atteso positivo.

Non sprecare tempo a fare il prestigiatore con i gettoni quando non serve. Un errore di calcolo mentre cerchi di fare il furbo preflop ti costerà molto più del pay jump che stai cercando di rubare.

La lezione per gli studenti

Cosa ci portiamo a casa da questa riflessione di Faraz Jaka?

Il poker televisivo e le clip virali fanno danni incalcolabili. Mostrano il gesto estetico (lasciare la fiche) ma tagliano fuori il contesto matematico (le mostruose generate dall'ante).

Se vuoi diventare un vincente, devi smettere di scimmiottare i professionisti. Devi invece smontare le loro mosse, capirne il motore logico e applicarle solo quando le condizioni matematiche te lo impongono.

La prossima volta che decidi di sparare il terzo barile in bluff totale sul river, fai un respiro profondo. Guarda il tuo stack. Guarda i bui. E se la matematica ti sorride, tieni pure indietro quel singolo gettone.

Non per fare spettacolo. Ma per sopravvivere.


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